Liquichimica

Liquic

Quella della Liquichimica è una storia che inizia circa quarant’anni fa come risposta a quel movimento di protesta popolare che va sotto il nome di Rivolta di Reggio.
Siamo nel 1970 e Reggio diventa teatro, dal 14 luglio 1970 fino all’inizio dell’anno seguente, di una sommossa dal basso che non ha precedenti nella storia della Repubblica italiana e che ha come obiettivo quello di avere Reggio come capoluogo di Regione invece della prescelta Catanzaro.
Il Governo presieduto da Emilio Colombo, per sedare gli animi di quella rivolta, ingegna il famoso ‘Pacchetto’: miliardi di lire che piovono in Calabria per la realizzazione di grandi opere industriali. Tra queste, la costruzione del polo industriale più grande del Paese: la Liquichimica di Saline: un vero e proprio risarcimento da parte di uno Stato assistenziale per quello che, prima, non è stato dato a Reggio Calabria. Non a caso, Pino Aprile ha detto che “La Liquichimica è la metafora di come lo Stato opera al Sud”.
A guadagnarci dal mostro della Liquichimica furono però soltanto le ruspe dei boss che nel 1972 rimossero i giardini di bergamotto che caratterizzavano quest’area e sventrarono un pezzo di costa lungo due chilometri per costruire questa cattedrale nel deserto costata 300 miliardi di lire.
Nel 1974 lo stabilimento è completato. Un’opera immensa: vasche, silos per l’acido citrico, mense, un porto privato e una torre altissima. Vengono assunti circa 750 lavoratori. Soltanto pochi mesi dopo, la beffa: il Ministero della Sanità certifica che i mangimi, ‘bistecche al petrolio’ di normalparaffina, sono cancerogeni. Si blocca tutto: 750 dipendenti sono costretti alla mobilità ed alla cassa integrazione. Nel 1977 si ha il definitivo fallimento.
I lavori della Liquichimica si concludono ancor prima di iniziare. Nessun lavoratore verrà più richiamato: trent’anni di cassa integrazione e gente va in pensione senza aver mai lavorato, alcuni magari contenti, ma altri, troppi, frustrati e lasciati soli con la consapevolezza sia di aver sprecato la propria vita senza aver contribuito minimamente al progresso del territorio e della società, sia coscienti di essere stati, per il Paese, soltanto un peso a cui badare.
Si stima che lo Stato italiano abbia speso circa due miliardi di lire per gli stipendi dei non-lavoratori della Liquichimica. Mentre il disastro ambientale è ancora visibile. A rendere la storia già maledetta della Liquichimica ancora più torbida è la morte dell’allora direttore del Genio civile di Reggio Calabria che stilò una perizia in cui sconsigliava l’uso di quel terreno perché “altamente instabile”.

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