Paesaggio di fiumare

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Le fiumare sono corsi d’acqua tipici delle zone meridionali ed in particolare del versante ionico della Calabria. Una delle principali caratteristiche delle fiumare calabre è quella di avere un corso relativamente breve (30-35 chilometri) e di percorrere grandi dislivelli in pochissimi chilometri (passando da quasi 2000 metri di quota al livello del mare in poco più di 30 chilometri). Le fiumare hanno regime torrentizio, spesso devastante nei periodi di piena che, in genere, corrispondono all’inizio della primavera, sia per lo scioglimento delle nevi in quota sia per le abbondanti piogge. Alluvioni negli anni ’50 e ’70 del Novecento hanno reso inagibili alcuni paesi lungo le fiumare determinandone lo spostamento a valle, sulla costa.
La caratteristica unica delle fiumare è però quella di non avere una sorgente: la o le sorgenti sono infatti mobili lungo il tracciato della fiumara, in funzione della quantità di acqua presente in quota. Verso la foce il corso d’acqua scorre in ampi letti ghiaiosi, che possono raggiungere i quattro chilometri di ampiezza.
Le fiumare ioniche dell’Amendolea, di Melito, di Buonamico e della La Verde, con i loro affluenti come il Menta, il Ferraina, la Butramo e l’Aposcipo, con le creste rocciose che le separano tra loro, sono tra gli ambienti più interessanti e caratteristici del Parco. Nella parte alta del loro corso, laddove spesso scavano profondi canyon, le fiumare attraversano boschi di faggio, di abete bianco, di rovere, di tasso; lungo le sponde vegeta invece la tipica vegetazione ripariale, composta da salici, ontani e pioppi. Nelle zone più umide ed ombreggiate dei valloni crescono due felci tropicali molto rare, la Woodwardia radicans (lungo i valloni del versante occidentale del massiccio) e la Pteris vittata (tra Bova e Palizzi).
Lungo i corsi d’acqua è possibile incontrare la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali, nelle pozze l’ululone dal ventre giallo, il tritone italico, il tritone crestato e la natrice dal collare. La presenza della lontra, chiamata localmente zinnapotamo, non è più certa. In corrispondenza di gradini di roccia più dura le fiumare formano suggestive cascate, come quelle di Maesano, nell’alta valle dell’Amendolea, composte da tre imponenti salti d’acqua in un ambiente alpino; quelle di Forgiarelle lungo il torrente Ferraina; quelle del torrente Aposcipo, con un salto di 80 metri.
Tutte le fiumare, raggiunte le quote più basse, caratterizzate da pendenze minori, depositano grandi quantità di materiali inerti frutto dell’erosione avvenuta a monte, e si allargano in un alveo largo anche alcuni chilometri. Il corso d’acqua cambia spesso il suo corso all’interno dell’amplissimo alveo in funzione della quantità d’acqua che arriva dalle quote superiori.
Nel periodo estivo il letto delle fiumare è praticamente asciutto, caratterizzato da distese sconfinate di pietre bordate da tamerici, ginestre e oleandri e dalle piante tipiche della macchia mediterranea. Tipica la presenza di mirto, lentisco, euforbia arborea, erica arborea (dal cui legno si ricavano le migliori pipe in commercio) e ginepro feniceo, anche allo stato arboreo. Sulle pendidi delle fiumare, nel tratto a valle, si coltiva il bergamotto.
Da sempre le fiumare hanno costituito un’importante, e spesso unica, via di penetrazione dal mare all’interno. Lungo il loro corso si sono sviluppate le attività rurali: per esempio lungo la fiumara Sant’Elia si trovano cinque antichi mulini che, grazie ad un sistema di chiuse e canali, ne sfruttavano le piene invernali.
Storici e geografici dell’antichità, quali Tucidide, Plino, Edrisi, Stradone e altri, ci hanno tramandato che alcune delle fiumare erano navigabili, probabilmente limitatamente alla parte più vicina alla foce ove il mare penetrava all’interno favorendo l’approdo delle imbarcazioni.