Musica grecanica

1892

La musica e il canto tradizionale sono state il divertimento pressoché esclusivo nell’antichità e non fa eccezione l’Aspromonte Greco. Con gli anni ’50 e ’60 fra calamità naturali, emigrazione e spopolamento dei paesi interni ellenofoni a mano a mano la musica tradizionale come forma sociale è andata progressivamente scomparendo. La musica tradizionale ed i suoi strumenti accompagnavano tutte le fasi del ciclo della vita e dell’anno: matrimoni, battesimi (canzoni e sonate a ballu), funerali (lamento funebre) nonché le feste comandate: il Santo patrono, Natale, Capodanno, Pasqua, Carnevale. Tutte le feste private erano inoltre rallegrate dal suono tradizionale costituendo una continua occasione di socializzazione e di divertimento.
Una delle manifestazioni rituali legate alla cultura ed alla civiltà della Magna Grecia è la viddanedda, ritmo liberatorio con simbologie che ne determinano gli atteggiamenti coreografici. Quanto al simbolismo dei passi, delimitato lo spazio in cui il ballo doveva svolgersi, veniva prescelto un capo carismatico, un mastru d’abballu, che con gesti garbati dettava le entrate e le uscite degli spettatori nell’aria di sua pertinenza. C’era poi anche il rituale del corteggiamento, con incroci di sguardi e cenni inequivocabili.
Il filo melodico della viddanedda è affidato all’organetto, arganettu, un aerofono che ha sostituito la zampogna, mentre la scansione ritmica è assicurata dal tamburello, costituito da una membrana (pelle di capra ripulita dal pelo) tesa su una semplice cornice in legno sottile di forma circolare (in genere proveniente da un setaccio per farina). Per aumentarne la sonorità, il tamburello è arricchito da una fila a doppia serie di sonagli di latta.
Un altro strumento tipico della tradizione gracanica è la zampogna (ciaramedda). La prima è la regina della musica aspromontana ed è caratterizzata da due canne che possono essere di eguale lunghezza (detta a paru) o lunghezza diversa (detta a moderna).