Paesaggi dopo l’abbandono

Hashima

Hashima è una lingua di cemento, un isolotto completamente artificiale a 15 km di distanza da Nagasaki, in Giappone. Un fantasma. Nessuno la abita, oggi, mentre tra il 1887 ed il 1974 ebbe una delle più alte densità al mondo (addirittura 835 persone per ettaro nel 1959) e uno scopo ben preciso: l’estrazione del carbone dalla miniera sottostante (attività che cessò nel 1974). Dopo l’abbandono (che iniziò con la cessazione dell’attività estrattiva) ne fu vietato l’accesso a chiunque e solo nel 2005 fu consentito a dei giornalisti di poter visitare l’isola e restituirne così l’immagine al mondo intero.
Circondata da alti muri in cemento armato, che la proteggevano dall’azione distruttiva delle maree, essa era per i suoi abitanti una stretta prigione: si viveva suddivisi in caste (minatori non sposati, minatori sposati e con famiglia, dirigenti della Mitsubishi e insegnanti) e gli appartamenti dei lavoratori erano delle celle piccole e soffocanti e solo quelli destinati ai dirigenti e agli insegnanti possedevano cucine e bagni privati. Oltre agli alloggi, sull’isola vi erano una scuola elementare e una superiore, una palestra, un cinema, un bar, un ristorante, 25 diversi negozi, un parrucchiere, un ospedale, un tempio buddista e un santuario shintoista.

Oggi è possibile visitarla solo in determinati periodi dell’anno e solo in parte. Da qualche tempo è inoltre possibile visitarla virtualmente al link di google maps

Ulteriori informazioni sull’isola di Hashima sono su wikipedia a questo link

Guarda il video dell’isola di Hashima