O.G.R. | Officine Grandi Riparazioni

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Sono ormai trascorsi dieci anni dalla chiusura delle famose Officine Grandi Riparazioni di Saline Joniche: per molti anni furono uno dei fiori all’occhiello delle strutture di manutenzione delle Ferrovie dello Stato, fino a quando non vennero anch’esse travolte dallo “tsunami” di razionalizzazioni e dismissioni degli anni ’90.
Da qualche anno a questa parte, però, circolano numerose proposte (in verità alcune sfiorano la comicità) per rivalutare questo enorme impianto di quasi 400.000 mq, sia per fini ovviamente ferroviari, che per altre destinazioni d’uso: prima di approfondire brevemente le proposte più importanti, ricostruiamo un pò la storia di queste effimere OGR.
La costruzione venne avviata nel 1976, in concomitanza ai piani di sviluppo industriale del sud Italia, che portarono alla creazione di migliaia di posti di lavoro (che in seguito, come ben sappiamo, svanirono praticamente nel nulla a causa di scelte completamente sbagliate): le zone periferiche di Saline Joniche (frazione del comune di Montebello Jonico) vennero prescelte per la creazione di un polo industriale, realizzatosi con la costruzione dell’enorme petrolchimico della Liquichimica, del porto industriale, ed appunto delle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato: ad oggi nessuno dei tre impianti è più attivo, e come se non bastasse esiste ancora il rischio che la ex-Liquichimica venga trasformata in una dannosa (finanziariamente ed ecologicamente) centrale elettrica a carbone…ma questa è un’altra storia.
I lavori di costruzione si protrassero per circa dieci anni, e nel 1986 le Officine venivano inaugurate. I rotabili in entrata ed uscita si servivano del raccordo dotato di “salto di montone”, ancora oggi presente e collegato tramite una coppia di deviatoi al terzo binario della stazione di Saline Joniche, e dotato di un lungo tronchino di salvamento, che nel periodo di interruzione della tratta Melito – Rc Pellaro per i lavori di raddoppio, venne trasformato in un binario con platea di lavaggio per le vetture degli InterCity Notte ed Espressi provenienti dalla Jonica ed attestati temporaneamente a Melito di Porto Salvo. Il raccordo per le officine per circa 600 metri corre (in costante ascesa) adiacente alla ferrovia Jonica su viadotto, fino a quando, raggiunto il punto di ingresso e la stessa quota altimetrica delle officine, con una curva a sinistra prima ed a destra poi, scavalca la ferrovia Jonica e la Strada Statale 106, e fa il suo ingresso all’interno dell’enorme piazzale delle OGR: proprio sotto il viadotto del raccordo si trova la fermata, ormai in disuso, di Saline Joniche OGR.
Subito dopo il cancello di ingresso, tre deviatoi immettono su sei binari di ricovero/attesa di entrata/uscita dei rotabili, dotati di relative aste di manovra e tronchini di regresso: dal binario adiacente ai capannoni, tramite un ulteriore scambio, ci si immette sull’asta di manovra che tramite regresso permette ai rotabili di accedere all’interno delle enormi officine (quasi 200.000 mq al coperto!), con ben 8 binari. Più sulla sinistra (dando le spalle alle montagne) un ulteriore binario si dirama dall’asta di manovra, e raggiunge il parco ruote, dove si sdoppia in due lunghi tronchini, uno dei quali servito da un binario morto da impegnare in regresso, a servizio della centrale termica e dell’impianto di trattamento delle acque. Ancora sulla sinistra si trovano i numerosi edifici adibiti ad uffici gestionali.
Subito dopo il cancello di ingresso, tre deviatoi immettono su sei binari di ricovero/attesa di entrata/uscita dei rotabili, dotati di relative aste di manovra e tronchini di regresso: dal binario adiacente ai capannoni, tramite un ulteriore scambio, ci si immette sull’asta di manovra che tramite regresso permette ai rotabili di accedere all’interno delle enormi officine (quasi 200.000 mq al coperto!), con ben 8 binari. Più sulla sinistra (dando le spalle alle montagne) un ulteriore binario si dirama dall’asta di manovra, e raggiunge il parco ruote, dove si sdoppia in due lunghi tronchini, uno dei quali servito da un binario morto da impegnare in regresso, a servizio della centrale termica (probabilmente arrivavano saltuariamente anche i carri cisterna per il carburante!!) e dell’impianto di trattamento delle acque. Ancora sulla sinistra si trovano i numerosi edifici adibiti ad uffici gestionali.
Fin da quando entrarono in esercizio, le OGR di Saline Joniche si occuparono della revisione delle locomotive dei gruppi E636, E646, E645 ed in minor parte anche E424 tradizionali: i rotabili raggiungevano le officine in coda ai treni viaggiatori o merci provenienti da Villa San Giovanni/Reggio Calabria e diretti sulla Jonica: una volta giunti a Saline le locomotive da revisionare venivano sganciate e prese in consegna da un automotore 214 di stanza a Saline, che le trainava sul raccordo fino all’interno delle officine. Le riparazioni che venivano effettuate erano normalmente di tre tipi, e cioè il Cambio Carrelli, la Riparazione Generale Media e la Riparazione Generale, precedute e seguite da numerose prove tecniche di resistenza agli organi di trazione/repulsione e verifiche sulle condizioni della cassa dei locomotori. In tempi recenti era stato istituito un nuovo reparto dedicato alla decoibentazione da amianto, ed addirittura le cabine delle macchine che dovevano subire tale lavorazione venivano totalmente segate dalla cassa, decoibentate e risaldate! La revisione riguardava anche tutti gli impianti elettrici ausiliari e di trazione e degli impianti pneumatici. Una volta terminati tali procedimenti, si passava al rimontaggio del locomotore, l’eventuale riverniciatura della cassa, ed infine il riposizionamento dei carrelli, che intanto erano stati precedentemente smontati, revisionati e rimontati nel reparto dedicato: in tutto la revisione di una locomotiva non superava i 40 giorni.
Una volta riconsegnato il rotabile, si provvedeva ad inviarlo al DL di Reggio Calabria sempre in composizione ai treni provenienti dalla Jonica (all’epoca l’elettrificazione terminava a Reggio Calabria Centrale!), ed in seguito venivano effettuate alcune corse prova con locomotore isolato fino a Lamezia Terme Centrale, dove in caso di bisogno si effettuavano eventuali controlli nella locale rimessa locomotive. In caso di riscontro positivo, la macchina prendeva in consegna di norma un treno Regionale fino a Reggio Calabria Centrale, e qui nella locale Officina Manutenzione Locale si provvedeva ad eventuali verifiche e piccoli interventi se fosse stato necessario, prima di “restituire” definitivamente la locomotiva al Deposito di appartenenza.
L’ultima commessa per la revisione di E636 ed E645 risale alla fine del 2000 – primi mesi del 2001: terminate le lavorazioni le officine rimasero per alcuni mesi teoricamente “attive”, ma si sapeva ormai benissimo quale fosse il triste destino. Ad inizio 2002 la chiusura dell’impianto divenne ufficiale.
Per alcuni anni i numerosi binari servirono da ricovero per decine di carri demolendi di vario tipo, ed addirittura rimasero almeno quindici locomotori misti tra E636 ed E424 non navetta: venne tutto demolito probabilmente tra il 2002 ed il 2004, e qualche “rottame” ancora oggi è visibile sparso tra i binari invasi dalle erbacce.