Grotta della Làmia

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La grotta della Làmia (dal greco “lamyros”, ingordo, oppure”laimos”, gola) deve il suo nome a quei colonizzatori greci che la chiamarono “grotta della strega”, per la sua conformità particolare, e, nella fantasia degli antichi, inquietante e selvaggio come l’antro abitato da una  divinità malefica.
La mitologia racconta, a questo proposito, che Lamia, bellissima fanciulla divenuta amante di Zeus, dovette subire la gelosia di Era, moglie tradita, la quale si vendicò sulla rivale uccidendole i figli, tranne Scilla, che diventò il mostro che presidia lo Stretto con Cariddi. Trasformata un mostro anch’essa, Lamia fu costretta a rifugiarsi in anfratti naturali, e diventò a sua volta assassina di giovani e bambini che attirava nelle grotte succhiando loro il sangue. Da qui il nome “grotta della strega”.
Questa grotta è la più grande emergenza ipogea naturale presente nella provincia di Reggio Calabria; essa si trova a 910 metri sul livello del mare, e anticamente si diceva fosse tanto estesa da collegare, per vie sotterranee,l a vallata montebellese a quella di Melito Porto Salvo, cittadina sul mar Jonio.
E’ una grotta formatasi nel corso dei millenni grazie all’acqua, che, trasportando a valle le sabbie, crea fantasiosi meandri nella tenera arenaria, mentre non riesce ad intaccare le masse rocciose più dure che costituiscono le volte della grotta.
Col tempo, questi meandri sono diventati alte colonne, pilastri e grandi stalattiti, queste ultime rese candide dal carbonato di calcio che lascia sulla roccia una patina bianca e crea un affascinante contrasto con la terra scura depositata al suolo. La grotta si apre in un grande antro iniziale fiocamente illuminato, che immette poi in altri ambienti scuri, non raggiunti dalla luce solare, dove vivono colonie di pipistrelli.
Sulle volte e sulle pareti si osservano raggruppamenti di conchiglie fossili, qui presenti in esemplari eccezionalmente grandi e ben conservati.