La terra dei bergamotti

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La provincia di Reggio e la sua costa ionica in particolare è il regno assoluto di questo agrume molto sensibile al freddo che ha trovato il suo habitat naturale e privilegiato nel tratto costiero compreso tra Villa San Giovanni e Monasterace, caratterizzato da un clima mite e temperato, tipicamente mediterraneo.
La sua origine è ignota: potrebbe essere stato importato dall’India o dalla Cina così come potrebbe essere stato generato in loco, derivando da mutazioni ed incroci tra rutacee e specie agrumarie. Il suo nome scientifico, citrus aurantium bergamia, cela un’etimologia turca da “bergamudi”, ovvero “pero del signore”.
L’albero di bergamotto può raggiungere in altezza anche i tre metri e durante la stagione della fioritura i suoi lunghi rami e suoi fiori bianchi colorano tutto il tratto costiero e i suoi effluvi odorosi avvolgono dolcemente il territorio immediatamente a sud di Reggio. Il frutto è quasi sferico di colore giallo, simile al limone e se ne coltivano due qualità: la “femminella”, più piccola e liscia e la “castagnara”, più rugosa e dall’aspetto meno sferico.
Il bergamotto è coltivato non solo a scopo edule, ma anche e soprattutto per  poterne trarre l’essenza che, con il suo profumo fresco e delicato, rappresenta uno dei principali componenti delle acque di colonia. L’essenza infatti, dal colore giallo-bruno, è tratta dalla scorza e fino al XIX secolo la spremitura veniva fatta a mano su spugne naturali e solo successivamente fu realizzata una macchina ad hoc in grado di garantire resa e qualità.